Il vitigno NEBBIOLO

Sinonimi: quelli ufficiali sono SPANNA, CHIAVENNASCA, PRUNENT. Il "Nebbiolo" ha in realtà numerosi sinonimi. Molti sono deformazioni più o meno sensibili del vero nome, oppure è il nome nebbiolo, seguito da qualche aggettivo. A volte si adotta la grafia "Nebiolo" anziché "Nebbiolo". Quest'ultima è da preferire per i suoi richiami etimologici (secondo alcuni il nome deriverebbe da "nebbia", in quanto che per l'abbondante pruina i suoi acini sembrano quasi "annebbiati"; secondo altri, invece, il nome sarebbe in relazione alla tardiva maturazione dell'uva, che obbliga sovente a vendemmiarla al tempo delle nebbie autunnali).

Molto meno verosimile, e certo più bizzarra, l'etimologia che ne tentò, quattro secoli fa, uno dei primi autori che han parlato del "Nebbiolo", quel G. B. Croce, gioielliere di Carlo Emanuele I di Savoia, che nel 1606 pubblicava una curiosa operetta, in cui sono nominati vari vitigni piemontesi coltivati alla fine del Cinquecento. Egli scriveva che il "Nebiolo" è "cosiddetto forse per trasposizione di lettere, come "Nobile", poiché fa vino generoso, gagliardo e dolce ancora".

Tra i sinonimi troviamo quelli con riferimenti geografici ("Nebbiolo di Piemonte", "Nebbiolo di Barolo", "Nebbiolo di Barbaresco", "Nebbiolo di Sinistra Tanaro", "Nebbiolo di Carema"), o le semplici espressioni dialettali ("Nebieul" o "Nebieu", o "Nibieul Burghiri", dato al vitigno in un comune della Sinistra Tanaro (S. Stefano Roero). 

I più importanti sono i sinonimi di: "Spanna" (o "Spana" o "Span") dato al "Nebbiolo" nelle Provincie di Vercelli e di Novara, dove si usa però anche erroneamente per altri vitigni; "Picotener" o "Picoultener" (= picciolo tenero), usato in Val d'Aosta e in qualche parte del Canavesano, specialmente nel comune di Carema; "Chiavennasca" (o "Chiavennasca di Valtellina"), usato per il "Nebbiolo" in provincia di Sondrio.
A questi sinonimi tuttora vigenti potremmo aggiungere quelli citati dal di Rovasenda nel suo "Saggio": "Brunenta" o "Prunenta" o "Prunent" (Domodossola, dove oggi il vitigno è praticamente scomparso); "Melasca" (Biella, dove però non è più in uso); "Melascone nero" (Biella); "Poctener" (nel Canavese); "Nebbiolo d'Asti, di Bricherasio, d'Ivrea, di Lorenzi, di Masio, di Moncrivello, di Monsordo, di Nizza della Paglia, di Sciolze"; tutti nomi che denotano la notevole diffusione che aveva il vitigno nel secolo scorso.
Potremmo anche ricordare le sinonimie più o meno legittime date dall'Odart: "Nebbiolo femmina" ("Nebieul fumela"), "Nebbieul maschio", "Melaschetto" (Biella), "Melascone" (Biella), "Spana grossa", "Spana piccola". Il Molon, che adotta come nome principale quello di "Nebbiolo di Piemonte", cita anche i seguenti: "Barbesino" (Casteggio), "Marchesana" (Valtellina), "Martesana" (Como), "Nebbiolin", "Nebbiolin comune", "Nebbiolin lungo", "Nebbiolin canavesano", "Nebbiolin nero".

Oltre ai sinonimi vanno anche citati i vari nomi errati. Uno veramente strano, in uso da tempo in una regione che sta a cavallo delle provincie di Alessandria, Pavia, Piacenza e Genova, dove si sono scambiati i nomi di "Nebbiolo" e di "Dolcetto". Altri falsi "Nebbioli" sono quelli che si riscontrano sotto questo nome nelle provincie di Vercelli e di Novara, e che, per confondere anche più le idee, vanno talora sotto il nome di "Spanna-Nebbiolo" (in dialetto "Spannibiò"), e che, secondo il Cacciatore, sarebbero da ascriversi alla "Croattina" (dell'Oltrepò pavese).

E ancora il "Nebbiolo d'Antoni" (o "Uva d'Antoni"), del circondario di Saluzzo, che non ha nulla a che fare col vero "Nebbiolo" (e che, secondo il Di Rovasenda, sarebbe il "Nebbiolo di Monsumo"), "Nebbiolo di Drenerò" (che sarebbe il "Bolgnino" o « Bolgnin » di Cavour e il "Neretto" di Cumiana e Villarbasse presso Torino). Il "Nebbiolo Pajrolé" o "Nebbiolo Pirulé" del Saluzzese, citato anche dal di Rovasenda (ma oggi di nessun interesse pratico). Il "Nebbiolo di Beltram" (Saluzzo), pure citato dal di Rovasenda, come il "Nebbiolo di Stroppo", il "Nebbiolo Femmina", il "Nebbiolo Occellino" (di Rivoli), il "Nebbiolo pignolato" (del Biellese) citato dall'Odart. Curioso che sotto il nome di "Nebbiolo d'Alba" il di Rovasenda cita un "Nebbiolo coltivato sulle colline di Verzuolo (Saluzzo) che non ha niente a che fare col vero "Nebbiolo"". Altri nomi errati sono quelli di "Spannina" o "Spanni", usati talora in provincia di Novara (Ghemme) per indicare la "Freisa" (la quale viene anche talora chiamata "Spanna monferrina" o "Spanna-Fresa"). Poi "Nebbiolo Rosato" (da non confondersi col "Nebbiolo rosé", che il Di Rovasenda dà come sinonimo di "Grignolino", e infine il "Nebbiolo bianco", sotto il qual nome vennero descritti diversi vitigni del tutto differenti dal "Nebbiolo" (già G. B. Croce nominava nel 1600 un "Nebbiolo bianco"!). Ed è curioso che l'Odart ricordava - anche sotto il nome di "Barolo" - un vitigno ad uva bianca, come sinonimo, errato, del "Gamay blanc".

Cenni storici E' dal nome Spanna che si ricavano le maggiori informazioni sulla sua storia. Il termine dovrebbe derivare da Spionia, un vitigno citato da Marziale e coltivato in epoca romana nel ferrarese, che a sua volta prende il nome da spinus (o prugnolo selvatico) i cui frutti sono ricoperti da una spessa pruina. A questa origine si riferisce anche il Prunent,  nome con cui si identifica il nebbiolo in Val d'Ossola. Appare quindi pertinente la sinonimia spanna-nebbiolo, giustificata dalla presenza abbondante della pruina. L'origine genetica del Nebbiolo non è ancora chiara. Con l'analisi del DNA le sottovarietà si riducono oggi a due, il genotipo LAMPIA, identico al MICHET, ed il ROSE', che ha un profilo molecolare differente dai precedenti e sembra sia un parente di questi ultimi. Si è trovata una vicinanza genetica del Nebbiolo con la Negrera, la Pignola, il Rossolino e la Rossera valtellinesi, la Freisa, la Vespolina.

Zone di coltivazione E' intensamente coltivato nelle colline novaresi di Gattinara e Ghemme e nelle terrazze della Val d'Ossola, passando attraverso la basse valle d'Aosta a Carema, fino alla Valtellina. E' il vitigno principale delle Langhe dove è alla base del Barolo del Barbaresco e dei vini del Roero.

Caratteristiche ampelografiche Almeno quattro pseudo-sottovarietà (o cultivar) di "Nebbiolo" si trovano oggi in normale coltivazione nella zona classica delle Langhe: il "Nebbiolo Lampia", il "Nebbiolo Michet", il "Nebbiolo Rosé" e il "Nebbiolo del Bolla". Quest'ultimo è il più recente, risalendo solo ad una sessantina d'anni fa. Il nome è derivato da quello di un agricoltore del comune di La Morra, Sebastiano Bolla, il quale, avendo osservato qualche ceppo di "Nebbiolo" molto più produttivo, ne raccolse i tralci e ne costituì un piccolo vigneto in frazione Santa Maria (da cui anche il nome di "Nebbiolo di Santa Maria"). La notevole fertilità di questo "Nebbiolo" lo fece diffondere tra i viticoltori, che però ben presto si accorsero che la quantità andava a scapito della qualità (perciò le sue uve non sono ammesse dallo statuto del Consorzio del Barolo e del Barbaresco). Si può ricordare anche una quinta sottovarietà: il "Nebbiolo Rossi" (anch'essa trovata in comune di La Morra): poco diffusa, per quanto apprezzata dai pochi suoi coltivatori. E' un vitigno molto vigoroso e ha una fertilità delle gemme distale. Richiede forme di allevamento espanse. Ha bisogno di terreni collinari, senza ristagni di umidità, con buona esposizione, ad altitudini comprese tra 200 e 400 m slm.
La sua particolare composizione polifenolica rende molto difficile sia l'adattamento all'ambiente (la maturazione deve essere progressiva, favorita da giornate calde e da notti fresche, in modo che la maturazione fenolica delle bucce sia contemporanea a quella dei vinaccioli) sia alle tecniche colturali ed in particolare ad un rapporto molto elevato tra foglie ed uva prodotta. Gli antociani non sono presenti in quantità elevata, pochi sono quelli esterificati, e quindi più stabili, ed inoltre
l'antociano più rappresentato, la cianina, tende a precipitare in forme insolubili nelle prime fasi della fermentazione. Per garantire una maggiore stabilità del colore bisogna favorire la polimerizzazione dei tannini con gli antociani in fase di fermentazione. Questo si raggiunge portando il mosto a temperature di 35°C, con frequenti rimontaggi, oppure utilizzando vinificatori rotantie facendo svolgere la malolattica in barrique. Naturalmente i vini così ottenuti sono differenti da quelli del passato, probabilmente hanno una minore longevità, ma sono più vicini al gusto internazionale.

 

Caratteristiche del Nebbiolo Lampia Foglia di grandezza media o grande, (cm 15-18), di forma tra il pentagonale e l'orbicolare. Le foglie dei nodi intermedi sono, in genere, trilobate, quelle dei nodi basali tendono al pentalobato, mentre le foglie della punta del germoglio e delle femminelle sono quasi intere. Grappolo a maturità industriale di grandezza media o grande (lunghezza cm 18-20), di forma piramidale-allungata, alato, un po' compatto. Presenta spesso un'ala alquanto sviluppata che in alcuni casi assume qu asi l'aspetto di un secondo grappolo. Acino di grandezza media (mm 12-14), rotondo ma con tendenza all'ellissoide, sezione trasversale circolare, ombelico persistente, buccia molto pruinosa, sottile ma resistente e tannica; colore violaceo scuro, ma che per la pruina appare quasi grigio.
Produttività: molto vigoroso con produttività un po' incostante. Se la primavera decorre favorevole (non fredda e non piovosa), la produttività è abbastanza buona, se invece l'annata decorre sfavorevole la produzione risulta scarsa, perché il "Nebbiolo Lampia" va soggetto alla filatura dei grappolini fiorali ed alla colatura dei fiori.
Maturazione: tardiva (IV epoca).
Vino: zuccheri, acidi e polifenoli del nebbiolo permettono di ottenere vini austeri, di carattere. Il colore dei nebbioli di Langa è rosso granata, il profumo rimanda ai frutti di bosco, alla foglia di tabacco, al cuoio e alle spezie.

DOP a base Nebbiolo Nelle DOCG Barbaresco, Barolo, Gattinara, Ghemme, Roero, Sforzato della Valtellina o Sfursat di Valtellina, Valtellina Superiore.
Nelle DOC Alba, Albugnano, Boca, Bramaterra, Canavese, Carema, Colli Tortonesi, Colline Novaresi, Colline Saluzzesi, Coste della Sesia, Fara, Langhe, Lessona, Monferrato, Nebbiolo d'Alba, Piemonte, Pinerolese, Sizzano, Terre Alfieri, Valle d'Aosta o Vallee d'Aoste, Valli Ossolane, Valtellina Rosso o Rosso di Valtellina.